<- torna al calendario

 

-<- appuntamento precedente

appuntamento successivo ->

giovedì 18 Marzo – ore 21:00

Cinema Comunale - Piazza del Municipio - Condove (TO)

ingresso gratuito

 -
per la RETROSPETTIVA “Comunità aperte”

 

Padre Alberto Remondini presenta

“La bocca del lupo”

di Pietro Marcello, Film vincitore dell’ultima edizione del Torino Film Festival

Il Valsusa Filmfest ospita padre Alberto Remondini, presidente dell’Associazione e della Fondazione san Marcellino di Genova che ha commissionato e coprodotto il film di Pietro Marcello che ha vinto l’ultima edizione del Torino Film Festival ed è recentemente uscito nelle sale cinematografiche.

 

La bocca del lupo

Una Produzione INDIGO FILM e L’AVVENTUROSA FILM

In collaborazione con RAI CINEMA e BABE FILMS

Un film realizzato con il contributo della PROVINCIA DI GENOVA e grazie all’aiuto di: Mediateca Regionale Ligure, Film Commission di Genova, I Cineamatori Genovesi, Fondazione Ansaldo, HomeMovies (Bologna), operatori, volontari e utenti di San Marcellino.

IL NOSTRO PERCORSO

“Questo film, con tutti i suoi riconoscimenti, ha rappresentato per San Marcellino un grande evento in quanto gente piccola ha potuto dire qualche cosa di sé. A San Marcellino siamo abituati a incontrare la povera gente, persone dalle vite difficili che rimangono sempre in ombra, coperte dalle grandi urgenze che caratterizzano in modo macroscopico tutte le apparenze. Le incontriamo a tu per tu, ne conosciamo i nomi, i sopranomi, i percorsi, con molti diventiamo amici, godiamo delle loro confidenze, a loro confidiamo le nostre. Siamo abituati a parlare di loro, a riferire i dati allarmanti che riguardano la vita, la considerazione sociale, le politiche a loro riguardo, le osservazioni sociologiche, i dati statistici ed altro ancora. Lo facciamo cercando di interpretare il disagio che non è un dato sociologico, ma un orizzonte di vita al quale anche noi, in forza di quei legami, osiamo partecipare. Al nostro interno parliamo spesso del desiderio di contaminare il mondo che ci circonda a partire dalla relazione con queste persone. Dalla contaminazione cerchiamo di entrare nell’orizzonte culturale, nei luoghi della riflessione, dove si crea pensiero, azione politica, sociale, religiosa e spirituale: abbiamo la pretesa di aiutare a riflettere questo nostro mondo che sembra sempre più impaurito nel sostenere uno sguardo inquieto nei confronti dell’altro, nei confronti della diversità. Le persone che incontriamo iniziano chiedendoci aiuto rispetto ai tanti bisogni: si tratta di domande incerte e faticose, talvolta

mascherate di aggressività e rabbia, talvolta espresse a monosillabi. Chiunque finendo sulla strada, rimarrebbe tramortito ed arrabbiato rispetto a queste domande che sono legate alla sopravvivenza: un letto, un pasto, un lavoro, una cura, un’attenzione. Il disagio più grande non è espresso ma gira attorno alla delusione rispetto alle relazioni, alle ferite ad esse collegate. In questo senso i bisogni materiali non sono la cosa più importante, spesso queste persone hanno ancora risorse e ancora molte cose da dire: la loro storia, i tracciati della loro vita, le sofferenze, l’esperienza, la saggezza, essi hanno una sorta di tabernacolo interiore pieno di ricchezza ed insegnamento, ma di difficile accesso.

Con questa opera Pietro Marcello ha saputo dare loro parola, renderli protagonisti, aiutarli a parlare rendendoli orgogliosi della loro storia, una commovente storia di amore, pur dentro un orizzonte di tribolazione. La sera della proiezione al Torino Film Festival, quando Mary ed Enzo si sono alzati per lo scroscio degli applausi, con loro, in piedi, c’erano tanti altri senza voce, persone con storie che le rendono assolutamente unici e di assoluto valore. 

Quante storie abbiamo ascoltato! Storie che ci hanno fatto salire i brividi nella schiena e venire fuori fiumi di lacrime, di passione, di tenerezza, di sdegno e anche di rabbia. Uscendo dai tanti incontri nelle stanzette del nostro Centro di Ascolto, nelle accoglienze notturne, nei laboratori, sullo sfondo dei vicoli, delle stazioni, fra i muri della nostra chiesa, abbiamo desiderato che questi sentimenti potessero esplodere, che queste voci potessero essere gridate sui tetti, uscire dall’intimità e contaminare finalmente questo nostro mondo così avido, competitivo, eppure assetato di verità. Quella verità che sta fra la piccola gente che lotta. Abbiamo motivi di ordine evangelico e spirituale, di giustizia sociale e di convinzione politica, per affermare con forza che queste persone sono protagoniste della storia del nostro tempo e siamo rimasti commossi e colpiti dai modi con cui il film ha dato vita concreta a queste nostre delicate, ma anche coraggiose, ispirazioni”.

padre Alberto Remondini

Presidente dell’Associazione San Marcellino

<- appuntamento precedente

appuntamento successivo ->

Valsusa Filmfest  Home-Page Indice Referenze