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Il
Valsusa Filmfest ospita padre Alberto Remondini, presidente
dell’Associazione e della Fondazione san Marcellino di
Genova che ha commissionato e coprodotto il film di Pietro
Marcello che ha vinto l’ultima edizione del Torino Film
Festival ed è recentemente uscito nelle sale
cinematografiche.
La
bocca del lupo
Una Produzione INDIGO FILM e L’AVVENTUROSA FILM
In collaborazione con RAI CINEMA e BABE FILMS
Un film realizzato con il contributo della PROVINCIA DI
GENOVA e grazie all’aiuto di: Mediateca Regionale Ligure,
Film Commission di Genova, I Cineamatori Genovesi,
Fondazione Ansaldo, HomeMovies (Bologna), operatori,
volontari e utenti di San Marcellino.
IL NOSTRO PERCORSO
“Questo film, con tutti i suoi riconoscimenti, ha
rappresentato per San Marcellino un grande evento in
quanto gente piccola ha potuto dire qualche cosa di sé. A
San Marcellino siamo abituati a incontrare la povera gente,
persone dalle vite difficili che rimangono sempre in ombra,
coperte dalle grandi urgenze che caratterizzano in modo
macroscopico tutte le apparenze. Le incontriamo a tu per tu,
ne conosciamo i nomi, i sopranomi, i percorsi, con molti
diventiamo amici, godiamo delle loro confidenze, a loro
confidiamo le nostre. Siamo abituati a parlare di loro, a
riferire i dati allarmanti che riguardano la vita, la
considerazione sociale, le politiche a loro riguardo, le
osservazioni sociologiche, i dati statistici ed altro
ancora. Lo facciamo cercando di interpretare il disagio che
non è un dato sociologico, ma un orizzonte di vita al quale
anche noi, in forza di quei legami, osiamo partecipare. Al
nostro interno parliamo spesso del desiderio di contaminare
il mondo che ci circonda a partire dalla relazione con
queste persone. Dalla contaminazione cerchiamo di entrare
nell’orizzonte culturale, nei luoghi della riflessione, dove
si crea pensiero, azione politica, sociale, religiosa e
spirituale: abbiamo la pretesa di aiutare a riflettere
questo nostro mondo che sembra sempre più impaurito nel
sostenere uno sguardo inquieto nei confronti dell’altro, nei
confronti della diversità. Le persone che incontriamo
iniziano chiedendoci aiuto rispetto
ai tanti
bisogni: si tratta di domande incerte e faticose, talvolta
mascherate di aggressività e rabbia, talvolta espresse a
monosillabi. Chiunque finendo sulla strada, rimarrebbe
tramortito ed arrabbiato rispetto a queste domande che sono
legate alla sopravvivenza: un letto, un pasto, un lavoro,
una cura, un’attenzione. Il disagio più grande non è
espresso ma gira attorno alla delusione rispetto alle
relazioni, alle ferite ad esse collegate. In questo senso i
bisogni materiali non sono la cosa più importante, spesso
queste persone hanno ancora risorse e ancora molte cose da
dire: la loro storia, i tracciati della loro vita, le
sofferenze, l’esperienza, la saggezza, essi hanno una sorta
di tabernacolo interiore pieno di ricchezza ed insegnamento,
ma di difficile accesso.
Con
questa opera Pietro Marcello ha saputo dare loro parola,
renderli protagonisti, aiutarli a parlare rendendoli
orgogliosi della loro storia, una commovente storia di
amore, pur dentro un orizzonte di tribolazione. La sera
della proiezione al Torino Film Festival, quando Mary ed
Enzo si sono alzati per lo scroscio degli applausi, con
loro, in piedi, c’erano tanti altri senza voce, persone con
storie che le rendono assolutamente unici e di assoluto
valore.
Quante
storie abbiamo ascoltato! Storie che ci hanno fatto salire i
brividi nella schiena e venire fuori fiumi di lacrime, di
passione, di tenerezza, di sdegno e anche di rabbia. Uscendo
dai tanti incontri nelle stanzette del nostro Centro di
Ascolto, nelle accoglienze notturne, nei laboratori, sullo
sfondo dei vicoli, delle stazioni, fra i muri della nostra
chiesa, abbiamo desiderato che questi sentimenti potessero
esplodere, che queste voci potessero essere gridate sui
tetti, uscire dall’intimità e contaminare finalmente questo
nostro mondo così avido, competitivo, eppure assetato di
verità. Quella verità che sta fra la piccola gente che
lotta. Abbiamo motivi di ordine evangelico e spirituale, di
giustizia sociale e di convinzione politica, per affermare
con forza che queste persone sono protagoniste della storia
del nostro tempo e siamo rimasti commossi e colpiti dai modi
con cui il film ha dato vita concreta a queste nostre
delicate, ma anche coraggiose, ispirazioni”.
padre
Alberto Remondini
Presidente dell’Associazione San Marcellino |