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Non ancora terminata “Cinema in Verticale”, la rassegna sul
cinema e la cultura di montagna che il 7 marzo 2010 prevede
l’appuntamento con lo scrittore Erri De Luca in veste di
scalatore e alpinista,
il 4 marzo si apre ufficialmente la XIV edizione del Valsusa
Filmfest con ospite d’onore Giorgio Diritti che
presenta al pubblico il suo nuovo film “L’uomo che verrà”.
“L’uomo
che verrà”
un film di GIORGIO DIRITTI
Italia, 2009 – colore, 117’ - v.o.: dialetto bolognese, con
sottotitoli italiano
Vincitore dei seguenti premi al Festival Internazionale del
Film di Roma 2009:
GRAN PREMIO DELLA GIURIA MARC'AURELIO D'ARGENTO, PREMIO
MARC'AURELIO D'ORO DEL PUBBLICO AL MIGLIOR FILM – BNL,
PREMIO "LA MEGLIO GIOVENTÙ"
Regia e soggetto
di Giorgio Diritti
Sceneggiatura
di Giorgio Diritti, Giovanni Galavotti e Tania
Pedroni
Fotografia
Roberto Cimatti
Scenografia
Giancarlo Basili
Costumi
Lia Francesca Morandini
Montaggio
Giorgio Diritti e Paolo Marzoni
Musiche
Marco Biscarini e Daniele Furlati
Produttori
Simone Bachini e Giorgio Diritti
Una
coproduzione
Aranciafilm e Rai Cinema
Con il supporto
del Programma MEDIA dell’Unione Europea,
con la partecipazione
di Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
con il sostegno
di Regione Toscana e Toscana Film Commission,
con il sostegno
di Regione Emilia-Romagna e Cineteca di Bologna.
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IL FILM, RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE NAZIONALE, HA
RICEVUTO IL FINANZIAMENTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE
ATTIVITÀ CULTURALI.
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Tra il Cast artistico:
Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio, Greta Zuccheri
Montanari, Stefano Bicocchi, Eleonora Mazzoni, Bernardo
Bolognesi
La sinossi
Inverno, 1943. Martina ha 8 anni, vive alle pendici di Monte
Sole, non lontano da Bologna, è l'unica figlia di una
famiglia di contadini che, come tante, fatica a
sopravvivere. Anni prima ha perso un fratellino di pochi
giorni e da allora ha smesso di parlare. Nel dicembre la
mamma rimane nuovamente incinta. I mesi passano, il bambino
cresce nella pancia della madre e Martina vive nell'attesa
del bimbo che nascerà mentre la guerra man mano si avvicina
e la vita diventa sempre più difficile. Nella notte tra il
28 e il 29 settembre 1944 il piccolo viene finalmente alla
luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un
rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia
come la strage di Marzabotto.
Cenni Storici
Sulla fine del 1943, dopo l’armistizio firmato dal re e
Badoglio con gli alleati, l’Italia è divisa in due, occupata
a sud dall’esercito anglo-americano, al centro e al nord dai
tedeschi, che hanno anche liberato Mussolini e lo hanno
posto a capo di uno stato fantoccio, la cosiddetta
Repubblica di Salò. È in questo periodo che nella zona di
Monte Sole, compresa tra il torrente Setta e il fiume Reno,
a una trentina di chilometri a sud di Bologna, comincia
spontaneamente a formarsi una brigata partigiana, la Brigata
Stella Rossa. I partigiani sono i figli e i fratelli dei
contadini che abitano la zona e lavorano la terra a
mezzadria per conto dei proprietari terrieri, che in genere
stanno in pianura. Il territorio è boscoso, il terreno
difficile da coltivare e i raccolti scarsi. Le famiglie,
spesso numerose, fanno sempre più fatica perché il fascismo
prima e la guerra poi le hanno rese ancora più povere di
quanto non fossero già. I partigiani incarnano un
atteggiamento di ribellione diffuso e nei mesi successivi
con le loro azioni di guerriglia creano grossi problemi a
tedeschi e fascisti, già incalzati dall’avanzata
dell’esercito anglo-americano. Il 29 settembre del 1944 le
SS scatenano nella zona una rappresaglia senza precedenti
che prosegue nei giorni successivi, mettendo a ferro e fuoco
il Monte Sole. Circa 770 persone, per lo più bambini, donne
e anziani, vengono massacrate: un eccidio immane rimasto
nella storia come “la strage di Marzabotto”, dal nome del
comune a cui appartiene la maggior parte del territorio.
Note
di regia
Alcuni anni fa è iniziato un lungo lavoro di ricerca per
realizzare un film che narrasse il dramma della strage
avvenuta sull’Appennino bolognese nelle borgate circostanti
il Monte Sole, nei comuni di Marzabotto, Vado-Monzuno e
Grizzana-Morandi, conosciuta nella cultura comune e
scolastica come la strage di Marzabotto. Un eccidio cruento
e di particolare ferocia in cui vennero annientate circa 770
persone, per la maggior parte donne, bambini e anziani.
L’approccio ad un film di tale importanza storica non è
stato semplice. A distanza di sessanta anni da quei tragici
eventi tutto appare sfocato dal tempo, si sente il peso
della storia, si avvertono ancora faziosità, differenti
interpretazioni o strumentalizzazioni politiche. Il lavoro
di ricerca sulla bibliografia già esistente, unito ad una
raccolta di testimonianze dirette, in collaborazione con
l’Istituto Storico per la Resistenza “Parri” di Bologna,
ottenute con interviste ai sopravvissuti alla strage e a
partigiani, ha progressivamente messo in luce l’importanza
di non dimenticare tale sacrificio e soprattutto ha
riportato ai nostri occhi volti, racconti, persone,
famiglie.
“L’uomo che verrà”
vuol essere un film sulla guerra vista dal basso, dalla
parte di chi la subisce e si trova suo malgrado coinvolto
nei grandi eventi della storia che sembrano dimenticare le
vite degli uomini. Un racconto cadenzato nei nove mesi
d’attesa per la nascita di un bambino in un’umile famiglia
di contadini: la loro speranza, filtrata dallo sguardo di
innocente ingenuità, di stupore e di scoperta di Martina, la
sorellina di 8 anni. Le vicende della guerra e della
Resistenza si fondono man mano alla quotidianità in una
faticosa convivenza che non intacca però il senso di
speranza nel futuro e che pare ad una svolta positiva con
l’imminente liberazione degli alleati. Ma gli eventi hanno
un corso diverso e proprio il giorno in cui il bambino viene
alla luce, le SS scatenano nella zona una strage. In questa
tragedia disumana, la piccola Martina si rende protagonista
di un percorso di speranza. Nel film, nello scenario
suggestivo dell’Appennino, si racconta di uomini, donne e
bambini, del loro vivere quotidiano, dove ad un certo punto
le schermaglie del conflitto mondiale si inseriscono tra
borgate e casolari, come un fenomeno abnorme, inspiegabile.
L’evolversi dei racconti è l’evolversi di quei tempi, dove
la grande “Storia”, quella che troviamo nei libri e negli
studi accademici, entra nelle case, sui sagrati, nelle
chiese, ed uccide. Dalla ricostruzione delle vicende emerge
come protagonista una comunità che, al di là degli episodi
legati alle formazioni partigiane, oppone allo strapotere
nazista una resistenza che, come cita don Giuseppe Dossetti
nell’introduzione bibliografica al libro
“Le querce di Monte Sole”
di Monsignor Luciano Gherardi,
“… è innanzitutto un atteggiamento morale, una rivolta
interiore contro ogni prevaricazione, ogni violenza eretta a
sistema, ogni sopruso, ogni ingiustizia, ogni ricatto. È
tenace affermazione dei diritti dell’uomo, di ogni uomo,
volontà di pace nella libertà; testimonianza di solidarietà
umana al di sopra di ogni discriminazione; sfida dell’amore
all’odio, della fede alla disperazione, della vita alla
morte”.
Giorgio Diritti
Regista, sceneggiatore e montatore é nato a Bologna il 21
dicembre 1959. Si forma lavorando al fianco di vari autori
italiani ed in particolare Pupi Avati, con cui collabora in
vari film. Realizza vari casting per film in Emilia Romagna,
tra cui
“La voce della luna”
(1990) di Federico Fellini. Partecipa all’attività di
Ipotesi Cinema, Istituto per la formazione di giovani
autori, fondato e diretto da Ermanno Olmi. Come autore e
regista dirige documentari, cortometraggi e programmi
televisivi. In ambito cinematografico il suo primo
cortometraggio,
“Cappello da marinaio”
(1990) è stato selezionato in concorso a numerosi festival
internazionali, tra cui quello di Clermont-Ferrand. Nel 1993
ha realizzato
“Quasi un anno”,
film per la TV prodotto da Ipotesi Cinema e RAI 1. Il suo
film d’esordio,
“Il vento fa il suo giro”
(2005), partecipa ad oltre 60 festival nazionali ed
internazionali, vincendo oltre 36 premi. Riceve 5
candidature ai
David
di Donatello 2008 (fra cui Miglior Film, Miglior Regista
Esordiente, Miglior Produttore e Migliore Sceneggiatura) e 4
candidature ai Nastri D’argento 2008. Il film inoltre
diventa un “caso nazionale”, restando in programmazione al
Cinema Mexico di Milano per più di un anno e mezzo. |