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Gruppo 33

 

Nell’ambito della XIV edizione del Valsusa Filmfest

A cura di Gruppo 33 Condove – Valsusa Filmfest

 

7 marzo 2010 ore 21:00

 

Salone sottochiesa
Via Roma, 4 -  Condove (TO)

 

INGRESSO GRATUITO

 

 

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INCONTRO CON
ERRI DE LUCA

scrittore e poeta, qui nella veste di scalatore e aplinista
 

Ultimo appuntamento di questa edizione di "Cinema in Verticale" con la poliedrica figura di Erri De Luca, conosciuto al grande pubblico come scrittore, poeta e autore teatrale ma anche conosciuto nel mondo dell'alpinismo e dell' arrampicata sportiva: tra le varie scalate nel 2002 fu il primo ultracinquantenne a superare un 8b alla Grotta dell'Arenauta di Sperlonga (8b+) e nel 2005 fatto parte di una spedizione himalayana con l’amica Nives Meroi narrata nel libro “Sulla traccia di Nives”. “Cinema in Verticale” è una rassegna sul cinema e la cultura di montagna Condove che da 12 anni anticipa il Valsusa Filmfest diventando un’attesa anteprima per tutti gli amanti del cinema di alta quota e non solo.

 

Erri De Luca

Prima di diventare un noto scrittore la vita di Erri De Luca è stata piena di altre esperienze. Nel 1968 giunge a Roma all’età di 18 anni e prende parte al Gaos (Gruppo di Agitazione Operai e Studenti), gruppo che fonderà Lotta Continua a Roma. Erri diventerà in seguito il responsabile del servizio d'ordine di Lotta Continua. Dichiarerà più di recente che al momento dello scioglimento di Lotta Continua (Rimini, 1976) non volle entrare in clandestinità, convincendo il servizio d'ordine romano a prendere la stessa strada. In seguito ha svolto numerosi mestieri in Itaia e all'estero, come operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore. Durante la guerra in ex-Jugoslavia è autista di convogli umanitari destinati alle popolazioni. Studia da autodidatta diverse lingue, tra cui lo Yiddish e l’ebraico dal quale traduce alcuni testi della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio", non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico.
Erri De Luca ha ricevuto, in Francia, il premio France Culture nel 1994 per “Aceto Arcobaleno”, il Premio Laure Bataillon nel 2002 per “Tre cavalli” (congiuntamente alla sua traduttrice francese, Danièle Valin) ed il Femina Étranger, ugualmente nel 2002, per il romanzo Montedidio. È anche autore di poesie, di spettacoli teatrali, collabora come opinionista con diversi quotidiani e scrive anche sulla montagna.

 

La passione per la montagna e l’alpinismo

La passione per la montagna gli fu trasmessa dal padre, che era un alpino e che durante la guerra combatté nella fanteria di montagna. L’attività di scalatore di Erri De Luca è iniziata un po’ tardivamente quando aveva già compiuto i trent’anni e da allora non si è più fermato fino ad arrivare sull’himalaya con l’amica Nives Meroi, impresa narrata nel libro “Sulla traccia di Nives”. Alle vette himalayane De Luca si è avvicinato perché una volta nella vita, come un musulmano alla Mecca, bisogna andare a dare una sbirciata a quei giganti. Non ha mai aperto una via di roccia, perché in montagna si sente un passante, senza diritto di chiodo e martello e gli piace passare senza far rumore e cercando di non lasciar traccia.  Rinuncia senza difficoltà alla magnesite che non ha mai usato perché dice di avere la pelle secca e le mani esercitate da quasi vent’anni di vita da operaio…Tutte le vie che ha salito portano le sue impronte digitali senza polvere bianca e a volte rinuncia anche alle scarpette, per piacere di scalare scalzo.

Il gusto delle scalate per Erri De Luca sta nel fatto che il corpo prende il sopravvento sulla testa. La roccia è il campo in cui la testa smette di dare ordini, di essere padrona e signora. Le parti del corpo impongono il loro regime assembleare, tutte le parti, dalle dita dei piedi fino ai muscoli del collo. L’arrampicata è il regime democratico del corpo, la sua presa di potere. La testa registra, ricorda, archivia, ma segue, viene dietro il corpo. Qualche volta la testa si ribella e manda al corpo segnali di paura, ma basta che il corpo si fermi un momento ad ascoltarsi vivere, respirare, e il messaggio viene rispedito indietro. Insomma sulla roccia il corpo dimostra che magnifica macchina sia e quanto sconosciuta.

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