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Ada Marchesini Gobetti non fu una politica nel senso professionale che si è
finito col dare a questa parola. Il suo impegno era un impegno di vita,
basato sui solidi principi democratici e su uno slancio di umana
solidarietà con gli oppressi, per un mondo di "giustizia e libertà"
concrete. Era una donna sicura delle proprie idee, seppe assolvere nei vari campi delle sue attività: quella letteraria che comprende una considerevole mole di traduzioni, saggi di letteratura inglese, articoli, conferenze; quella politica affrontata da "cittadina" che si preoccupa dei problemi della collettività, della partecipazione alle vicende comuni della storia. Si può dire, in definitiva, che ciò che la spingeva all'azione fosse, più ancora che una convinzione o vocazione specificatamente politica, una salda moralità, i cui principi ella sapeva vivificare alla luce dei problemi posti giorno per giorno dalla storia del nostro paese, in cui visse anni tra i più difficili... Da "Diario partigiano" - Introduzione di Goffredo Fofi Piero Gobetti morì il 16 febbraio 1926 all'età di 25 anni, a Parigi, dove si era esiliato per poter continuare la propria opera di oppositore al fascismo. Alla sua morte lasciò un'opera di straordinaria profondità, lucidità intellettuale e di eccezionale importanza, tenuto conto della giovane età, qualcosa come 2700 pagine, senza contare il lavoro ai tre periodici da lui fondati: "Energie Nove", "La Rivoluzione Liberale", "Il Baratti" e quello di editore (in due anni, dal 1923 al 1925, pubblicò un centinaio di volumi). Poche settimane dopo la sua morte nacque il figlio Paolo. Attorno a sé raccolse il meglio dell'intelligenza italiana del primo dopoguerra, da Salvemini e Croce a Saba e Montale; si era entusiasmato per il movimento operaio di Gramsci e aveva sofferto con lui le persecuzioni del Partito Fascista. |
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