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Nato a Milano nel 1915. Il padre Virgilio Bellone, scrittore piemontese, autore fra altri de "La Mignona", storia del Jus prime noctis (ricordato ogni anno a San Giorio durante la festa patronale), pioniere del movimento socialista in Valle di Susa. "Nato e cresciuto in quest’ambiente familiare di fervido antifascismo" scrive Sergio Bellone in Testimonianze, "ebbi la possibilità di leggere molti libri e documenti politici e di frequentare fin dalla prima giovinezza parenti e amici di famiglia orientati verso gli ideali democratici". Nel 1933 Bellone entra a far parte dell’organizzazione clandestina del partito comunista. Nel 1940 viene arrestato con l’amico di famiglia Pietro Ravetto (primo sindaco di Bussoleno dopo la Liberazione), condannato a 14 anni di reclusione. Dopo 38 mesi di carcere viene liberato durante il periodo badogliano alla vigilia dell’armistizio. L’8 settembre del 1943 sale in montagna con i partigiani valsusini, nome di battaglia Guido Reni. Amico di don Foglia e Carlo Carli, è fra i primi comandanti. Farà parte del Comando Militare di Villardora. Sarà l’ingegner Sergio Bellone a dirigere la distruzione del Ponte dell’Arnodera, considerato dagli stessi tedeschi come uno de più importanti sabotaggi ferroviari fino allora compiuti da partigiani nell’Europa occupata. L’eccezionale importanza di questa azione fu pienamente riconosciuta anche dagli Alleati. Ada Gobetti più volte lo cita nel suo Diario partigiano "Oggi a Torino ho avuto finalmente una informazione preziosa. Qualcuno mi ha detto che Bellone si trova a San Giorio. Ho l’impressione di essere sulla strada giusta. Dev’essere comunista. Ha avuto una condanna gravissima dal Tribunale Speciale ed è uscito di carcere durante i quarantacinque giorni. Non l’ho conosco ma ho conosciuto suo padre da Benedetto Croce" E ancora: "è arrivato Sergio Bellone. Non l’avevo mai visto, ma l’ho riconosciuto subito. Un bel viso chiaro, aperto, una parlata larga, precisa. Anche lui-me ne sono accorta subito- è ossessionato dai ponti, ma ha su di noi il vantaggio d’una particolare competenza nel campo degli esplosivi" Scrive ancora Sergio Bellone: "fu il Partito comunista a volere che mi trasferissi nel Cuneese, dopo l’aggressione subita alla stazione di Sant’Ambrogio. Inoltre il comando di quella zona aveva richiesto da tempo un esperto di esplosivi che fosse in grado di organizzare una squadra di abili sabotatori" " Successivamente Bellone rientrò a Torino dove gli furono affidati incarichi di grande responsabilità militare. Dopo la guerra rimase per due anni in famiglia, lavorando e continuando l’attività politica con il CLN. "tuttavia non ero soddisfatto, e così accettati con entusiasmo la proposta del mio ex comandante Giordano Pratolongo di andare a lavorare come ingegnere in Jugoslavia per dare il mio modesto contributo alla costruzione del socialismo in quel Paese". Bellone ricorda che anche vecchi amici come Giancarlo Pajetta e Antonio Giolitti approvarono questa decisione. Nella metà del 1948 scoppio la clamorosa rottura tra la Jugoslavia e l’Unione Sovietica. Sergio Bellone si dichiara colpito, così come lo era stato in passato per il dissenso di Gramsci e Terracini verso il partito. "con angoscia conclusi che io non ero proprio tagliato per l’attività politica militante, da quell’epoca mi trassi in disparte e da allora mi dedicai esclusivamente all’attività tecnica per la quale appunto mi considero adatto. Comunque il mio orientamento ideale resta sempre democratico volto a sinistra". Torino 1978 Testimonianze 1933-1945 Sergio Bellone a cura di Sergio Sacco e Pierluigi Richetto ed Melli 1995 Diario Partigiani Ada Gobetti ed Einaudi 1956- 1996 |
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