Pietro Germi, genovese, nacque nel 1914 e morì giovane a Roma nel
1974. Visse l'età d'oro del cinema italiano dirigendo a 31 anni il suo
primo film, Il testimone, e continuò con grande operosità fino al 1972,
anno di uscita di Alfredo Alfredo. Definito da Federico Fellini "il
grande falegname" per l'impegno che profondeva in ogni dettaglio del suo
lavoro, per la cura che vi dedicava dalla sceneggiatura al montaggio:
proprio con il sentimento della costruzione artigiana che corregge e
smussa, accentua e, se deve, distrugge. Riuscì a raccontare la realtà
degli anni Cinquanta e Sessanta con cinismo e ironia, scritturando grandi
attori che ha saputo dirigere con maestria e fermezza ottenendo risultati
memorabili. Stefania Sandrelli è stata forse la sua musa preferita ma con
lui hanno lavorato, tra gli altri, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi e
Dustin Hoffmann. Si è anche spinto, con una spregiudicatezza
nazional-popolare che non disdegnava, a dirigere la recitazione dei
cantanti Adriano Celentano e Gianni Morandi. Gli piaceva anche
recitare nei suoi stessi film. La sua visione della realtà era scettica,
distaccata e priva di speranze ideologiche; la sua pur viva partecipazione
umana non si sviluppava mai in progetto di intervento sulla realtà. I
film da lui diretti sono testimonianza e memoria. La commedia e il
dramma strutturano sempre la storia, con semplicità, e aiutano a farli
ricordare.
CRONOFILMOGRAFIA e altre notizie 1945 - IL TESTIMONE 1947 - GIOVENTU' PERDUTA 1949 - IN
NOME DELLA LEGGE 1950 - IL CAMMINO DELLA SPERANZA 1951 - LA CITTÀ'
SI DIFENDE 1952 - IL BRIGANTE DI TACCA DEL LUPO 1952 - LA
PRESIDENTESSA 1953 - GELOSIA 1954 - GUERRA 1915-1918 in AMORI DI
MEZZO SECOLO 1956 - IL FERROVIERE 1958 - L'UOMO DI PAGLIA 1958 -
UN MALEDETTO IMBROGLIO 1962 - DIVORZIO ALL'ITALIANA 1964 - SEDOTTA E
ABBANDONATA 1966 - SIGNORE E SIGNORI 1967 - L'IMMORALE 1968 -
SERAFINO 1970 - LE CASTAGNE SONO BUONE 1972 - ALFREDO
ALFREDO
In cammino…
Anno 2000 Sebastiao Salgado, uno dei più grandi fotografi- artisti del
nostro tempo, da anni predilige i temi di chi lavora, di chi soffre, delle
folle e dei destini di tanti uomini costretti a lasciare la propria terra.
L'ultima mostra del fotografo brasiliano (dal 29 giugno al 3 settembre
nelle Scuderie papali al Quirinale) ha reso visibili gli invisibili,
emigranti e rifugiati costretti a lasciare la propria terra, moltitudine
di persone, una umanità in cammino alla fine del XX secolo. Dallo
stretto di Gibilterra ad Otranto, dal Vietnam all'Afganistan, dalla
Palestina all'ex Jugoslavia. La fotografia di Salgado denuncia lo
squilibrio con il quale è percorso e governato il mondo. In Cammino è
il titolo dell'ultima mostra
Anno 1950 Pietro Germi
anticipò l'attenzione per questi grandi temi sociali. Nel suo Cammino
della speranza, viene prospettato ai minatori siciliani la terra promessa,
una nuova vita nelle fabbriche francesi. Viene percorsa l'Italia dal Sud
al Nord seguendo il viaggio di un gruppo di lavoratori che emigrano
clandestinamente. Questo viaggio si svolge lungo un binario
ininterrotto di incomprensioni e incomunicabilità, di rifiuti e di forme
più o meno mascherate di razzismo. Germi fa sentire attraverso la
mescolanza dialettale come l'unificazione linguistica rientri ancora tra i
mondi possibili. La nuova nazione, riunita sotto la bandiera della
democrazia, di fatto appare composta da tante isole sociali, economiche e
culturali distanti e non comunicabili tra loro. Il film presenta una
lunga odissea affrontata dal gruppo di zolfatari, un lungo cammino
attraverso le montagne dell'alta valle di Susa, al confine con la
Francia. Il film è sceneggiato da Federico Fellini e Tullio
Pinelli.
Scrive Gianni Rondolino sul catalogo Bolaffi "Tutti i film
del dopoguerra" "I film di Rossellini, De Sica-Zavattini e dei giovani
registi Germi, De Santis, Lattuada, Castellani, Zampa, se trovavano una
certa difficoltà presso il pubblico italiano, tutto rivolto verso gli
splendori del cinema americano di cui era stato privato per un lustro,
incontrarono un favore evidentissimo e grande successo presso i pubblici
stranieri. L'Italia si stava faticosamente risollevando dalle
distruzioni di una guerra combattuta città per città, borgo per borgo,
casa per casa, e da un ventennio d'infamia e d'oppressione e si
presentava, attraverso i suoi film migliori, animata dalla ferma volontà
di non commettere gli errori del passato, di denunciarli e di denunciare
le sopravvivenze di procedere nel cammino della libertà e della giustizia.
I cosiddetti "panni sporchi" che sarebbero dovuti essere lavati in casa,
non esposti alla vista degli estranei, come dicevano i benpensanti e che
invece i film neorealisti sbandieravano ai quattro venti, furono gli
strumenti di un'indagine approfondita della realtà umana e sociale
italiana all'indomani della fine della guerra, attraverso di essi si
scoprirono finalmente gli aspetti più veri di un popolo e di una nazione,
ipocritamente mascherati dalle generazioni precedenti, attraverso di essi
gli artisti e gli intellettuali individuarono i nuovi mezzi espressivi per
la rappresentazione della società uscita dalla
guerra.
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