|
Primo Levi nasce a Torino il 31 luglio del 1919, nella casa dove abiterà
poi tutta la vita.
Nel 1934 si iscrive al Ginnasio-Liceo D'Azeglio, in prima liceo ha per qualche
mese come professore di italiano Cesare Pavese. Stringe amicizie che dureranno
tutta la vita. Lunghe vacanze a Torre Pellice, Bardonecchia, Cogne: inizia il
suo amore per la montagna. Si iscrive al corso di chimica presso la facoltà di
Scienze dell'Università di Torino.
Nel 1941, in luglio, Levi si laurea con pieni voti e lode. Il suo diploma reca la menzione "di razza ebraica". Levi cerca affannosamente un lavoro, perché la famiglia è a corto di mezzi, e il padre è morente per un tumore. Levi entra nel Partito d'Azione clandestino. il 25 luglio del 1943 cade il governo fascista e Mussolini viene arrestato. Levi è attivo nella rete di contatti fra i partiti del futuro Cln. L'otto settembre il governo Badoglio annuncia l'armistizio, ma "la guerra continua". Le forze armate tedesche occupano il nord e centro Italia. Levi si unisce a un gruppo partigiano operante in Val d'Aosta, ma all'alba 13 dicembre è arrestato presso Brusson con altri due compagni. Levi viene avviato nel campo di concentramento di Carpi-Fossoli. Nel febbraio del 1944 viene deportato destinazione Auschwitz. Il viaggio dura cinque giorni.. Levi attribuisce la sua sopravvivenza ad una serie di circostanze fortunate. La sua conoscenza sufficientemente estesa del tedesco gli permette di comprendere gli ordini dei suoi aguzzini. " I disagi materiali, la fatica, la fame, il freddo, la sete, tormentando il nostra corpo, paradossalmente riuscivano a distrarci dalla infelicità grandissima del nostro spirito. Non si poteva essere perfettamente infelici. Lo dimostra il fatto che in Lager il suicidio era un fatto assai raro. Il suicidio è un fatto filosofico, è determinato da una facoltà di pensiero. Le urgenze quotidiane ci distraevano: potevamo desiderare la morte, ma non potevamo pensare di darci la morte. Io sono stato vicino al suicidio, all'idea del suicidio, prima e dopo il Lager, mai dentro il Lager ". Nel giugno inizia il viaggio di rimpatrio, che si protrarrà assurdamente fino all'ottobre. Levi e i suoi compagni percorrono un itinerario labirintico, che li conduce dapprima in Russia Bianca e poi finalmente in patria (il 19 ottobre '45) attraverso l'Ucraina, la Romania, l'Ungheria, l'Austria. E' questa l'esperienza che Levi racconterà ne La tregua. Il reinserimento nell'Italia disastrata del dopoguerra è difficile. Levi trova lavoro presso la fabbrica di vernici Duco-Montecatini, in Avigliana, nei pressi di Torino. E' ossessionato dalle traversie subite e scrive febbrilmente Se questo è un uomo. Si licenzia dalla Duco. Breve e frustrante esperienza di lavoro autonomo con un amico. A settembre del 1947 sposa Lucia Morpurgo, da cui ha due figli: Lisa Lorenza e Renzo. Levi presenta il dattiloscritto alla casa editrice Einaudi, ma la proposta viene declinata con una formulazione generica. Per intervento di Franco Antonicelli, il libro viene pubblicato dall'editore De Silva in 2500 esemplari. Buone accoglienze critiche, ma scarso successo di vendita. Levi ritiene concluso il suo compito di scrittore-testimone e si dedica per intero alla professione di chimico. In dicembre accetta un posto di chimico in laboratorio presso la Siva, piccola fabbrica di vernici tra Torino e Settimo Torinese. In pochi anni ne diviene il direttore. Nel 1956 una mostra della deportazione in Torino incontra uno straordinario successo. Levi è assediato da giovani che lo interrogano sulle sue esperienze di deportato. Ritrova la fiducia nei suoi mezzi espressivi, e ripropone Se questo è un uomo all'editore Einaudi, che questa volta decide di pubblicarlo nella collana " Saggi ": da allora non cesserà di essere ristampato e tradotto. Nel 1963 Einaudi pubblica di Primo Levi La tregua, che ottiene accoglienze critiche molto favorevoli. Il "risvolto" di copertina è redatto da Italo Calvino. Settembre. La tregua vince a Venezia la prima edizione del Premio Campiello. Nel 1978 Levi pubblica La chiave a stella, storia di un operaio montatore piemontese che gira il mondo a costruire tralicci, ponti, trivelle petrolifere, e racconta incontri, avventure, difficoltà quotidiane del proprio mestiere. A luglio, La chiave a stella vince il Premio Strega. Nell'aprile del 1982 esce Se non ora, quando?, con immediato successo. A giugno il romanzo vince il Premio Viareggio, a settembre il Campiello. Nell'aprile del 1986 pubblica I sommersi e i salvati, che rappresenta la summa delle sue riflessioni suggerite dall'esperienza del Lager. Primo Levi muore a Torino l'11 aprile del 1987, cadendo nella tromba delle scale della sua casa. "E' ad Avigliana che ha incontrato l'amore Primo Levi. E' ad Avigliana che ricomincia la sua vita. E' allo stabilimento chimico Duco di Avigliana che Primo Levi torna a lavorare dopo la guerra, la scrittura come liberazione dal passato, una elaborazione, promessa di futuro. Nello stabilimento il giovane chimico risolve il caso delle vernici refrattarie, le vernici ribelli, che solidificano anziché rimanere liquide. Lo descrive nel capitolo Cromo del "Il Sistema periodico". E' nella città dei due laghi che comincia a lavorare al suo libro più famoso: "Se questo è un uomo". Primo Levi amava la Valle e la frequentava anche da studente, arrivando da Torino in bicicletta, per andare in montagna e arrampicare sulle montagne. Rocca Sella e poi i Picchi del Pagliaio sopra Coazze, Rocca Sbarua di Giaveno e ancora l'Orsiera, Roca Patanua, la Lunella di Condove. Ad Avigliana Primo Levi mette in atto la sua rinascita: "Mi sentivo ridiventare uomo, uno come tutti, uno di quelli che si fanno una famiglia". In quel periodo, passeggiando sulle rive del lago, si innamora della donna che diventerà sua moglie. " (da Canto per la nostra Valle, di C. Sasso) Avigliana. Guai a chi spreca la luna piena Che viene solo una volta la settimana Accidenti a questo paese A questa stupida luna piena Che splende placida e serena Proprio come se tu fossi con me (28 giugno 1946) Primo Levi |
![]() |