Dove bisogna stare. Il film di Gaglianone al Valsusa FuoriFestival

 
 

 

Elena-Pozzallo-Dove-Bisogna-StareFilm-documentario di Daniele Gaglianone con quattro storie di accoglienza e solidarietà nei confronti di migranti, di cui una nella nostra Valle di Susa

Venerdì 1° Febbraio 2019
ore 21:00 - Sala Consigliare, OULX 

Venerdì 22 Febbraio 2019
ore 21:00 - Salone Polivalente Borgata VIII Dicembre - VENAUS 

Giovedì 28 Febbraio 2019
ore 21:00 - Cinema Comunale, CONDOVE


Ingresso a offerta libera

Tre appuntamenti del Valsusa FuoriFestival con la proiezione di "Dove bisogna stare", film-documentario con soggetto di Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli, prodotto da ZaLab in collaborazione con Medici Senza Frontiere e recentemente uscito nelle sale cinematografiche con il racconto di quattro storie di accoglienza e solidarietà nei confronti dei migranti ad opera di quattro donne, di cui una residente in Valle di Susa, territorio in cui è sorto da circa un anno un nuovo fronte di migrazione attraverso le montagne.

Nuove occasioni di riflessione sulle migrazioni umane e sull'accoglienza, temi quanto mai attuali in tutta Europa e particolarmente nel nostro Paese.

Nelle note di regia Daniele Gaglianone scrive che
"questo documentario racconta di una possibile risposta a questi tempi cupi. Non racconta l'immigrazione dal punto di vista di chi sceglie di partire o è costretto a farlo: è innanzitutto un film su di noi, sulla nostra capacità di confrontarci con il mondo e di condividerne il destino".

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C'è un paese raccontato come terrorizzato dalle migrazioni e violentemente ostile nei confronti dei migranti.
Su questa narrazione, una parte del ceto politico continua a costruire la propria identità e le proprie fortune elettorali. Un'altra parte del ceto politico sembra invece incapace di parlare ad un paese spaventato e sempre più aggressivo.
Ma esiste anche un altro paese, che pratica solidarietà e lotta per i diritti ogni giorno, in maniera spesso informale e non strutturata. Non è professionismo, e a volte non è nemmeno esattamente militanza.
Dove bisogna stare racconta quattro donne, di età diverse, che in luoghi diversi sono impegnate in attività a prima vista assurde al senso comune o quello spacciato come tale. Donne che appaiono fuori luogo rispetto alla narrazione dominante, quasi incomprensibili. Ascoltando i loro racconti e restituendo il loro quotidiano scopriamo, invece, discorsi e gesti lineari, straordinari nella loro semplicità. Scopriamo che non stanno fuori luogo, ma in un luogo molto reale, nel luogo in cui sentono di avere bisogno di stare.
In opposizione alla retorica folle dell'invasione e della chiusura, e a quella dei raffinati ragionamenti dei benpensanti per mestiere, sono persone come Elena, Georgia, Jessica, Lorena la speranza per provare ad uscire assieme dai problemi e dalle tensioni causate da un fenomeno epocale come le migrazioni, fenomeno che fa emergere con forza le contraddizioni e le ingiustizie della nostra società.

 

Elena, una delle protagoniste residente in Valle di Susa
Una delle quattro protagoniste del film-documentario è Elena, donna che vive ad Oulx, in alta Valle di Susa, figlia di questa valle e della sua cultura.
Ultimo lembo della Valle nella parte italiana, in questo tratto della frontiera occidentale dall'inizio dello scorso inverno, uno degli inverni più gelidi e innevati degli ultimi dieci anni, molti migranti che non trovano la possibilità di attraversare il confine blindato di Ventimiglia/Menton si sono riversati a Bardonecchia per tentare di giungere in Francia passando per le montagne. Ma su quei colli a quasi duemila metri d'altezza, con delle scarpe da tennis e un abbigliamento assolutamente inadeguato al rigido clima, la morte è un destino quasi sicuro.
Come per molte altre persone, per Elena occuparsi del nuovo fronte di immigrazione aperto a Bardonecchia è fisiologico.
Elena lavora presso un istituto superiore che si occupa di formazione, e conduce una vita intensa e impegnata, ma nonostante tutto non si è tirata indietro quando si è trattato di affrontare forse uno dei casi più difficili: un giovane camerunense salvato in extremis da alcuni volontari sulle montagne ha corso il rischio dell'amputazione dei piedi per congelamento e dopo una degenza in ospedale, che non poteva protrarsi ancora, occorreva trovare una soluzione temporanea ma stabile.
Elena ha aperto la sua piccola casa a questo ragazzo decidendo di ospitarlo e seguirlo fino a quando non riuscirà a trovare almeno una sua autonomia di movimento.
Elena non è sola in questo perché può contare sulla rete presente in valle, ma il suo gesto è tanto straordinario quanto normale, come quello di Georgia e Lorena: decidere di fare in prima persona una cosa grande e semplice cioè guardare l'altro negli occhi e riconoscere in lui quella parte di umanità che dovrebbe renderci tutti simili.

 

IL VALSUSA FUORIFESTIVAL E LA CAMPAGNA "IO STO CON IL VALSUSA FILMFEST"logo Io sto con il Valsusa FF
Valsusa FuoriFestival è una rassegna di avvicinamento alla XXIII edizione del festival valsusino che viene organizzata con l'obiettivo di creare nuove occasioni di incontro e dialogo su alcuni dei temi più cari trattati dal festival e di raccogliere idee e suggerimenti per la realizzazione della nuova edizione che si svolgerà ad aprile in diversi comuni del territorio. 
Questi eventi rientrano anche nel contesto di Io sto con il Valsusa Filmfest, UNA campagna di autofinanziamentoDa quattro anni è nata la campagna Io sto con il Valsusa FilmFest,una sfida volta a rafforzare la sostenibilità del Festival e che si pone l'obiettivo di mobilitare, oltre a diverse competenze presenti sul territorio, anche risorse economiche con fondi raccolti direttamente tra i sostenitori, attraverso l'organizzazione di eventi di avvicinamento al festival. Chiunque sia interessato a dare un contributo diretto all'organizzazione può farlo con una donazione all'IBAN IT87B0501801000000000119186.